Matteo (5,44) e Luca (6,27-35) collocano l'imperativo del perdono ai nemici in un discorso in cui intendono sottolineare la differenza (la vera differenza) fra il cristiano e il mondo. Per Luca gli atteggiamenti positivi da assumere nei confronti del nemico sono addirittura quattro, due in più di Matteo: amare, far del bene, benedire, pregare. Amare (agapan in greco) significa, qui come altrove, l'amore pieno, attivo, solidale, preoccupato, che non attende di essere ricambiato per donarsi. Non si aspetta il ravvedimento del nemico per poi amarlo, ma lo si ama già prima. Se si desidera il suo ravvedimento – e per questo si prega – è perché già ci si sente responsabile nei suoi confronti. Così inteso, l'amore al nemico è la punta dell'amore del prossimo.
Le motivazioni che giustificano l'amore al nemico sono due: distinguersi dai peccatori ed essere figli dell'Altissimo. Si tratta di comportarsi come il proprio Dio, «benevolo verso gli ingrati e i cattivi». L'aggettivo «benevolo» in greco dice l'amore attento, accogliente, mite, che non fa pesare ciò che dona. E «ingrato» (sempre in greco) sottolinea una volta di più l'assenza di ogni pretesa di reciprocità. Non si ama il lontano perché si avvicini. Lo si ama perché si vuole prolungare sino a lui la benevolenza di Dio. Sono convinto di dire cose sorprendentemente paradossali. Ma si tratta del Vangelo. E poi, se si guardano le cose più attentamente, si può anche intuire che il perdono è paradossale, ma anche necessario per la convivenza, a ogni livello: nelle relazioni familiari, nelle relazioni amicali, nella società
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La vita risorta del Signore irrompe nella storia umana.
E' l'altra faccia del Calvario. Mistero di amore. E l'amore non può morire; l'amore genera vita.
Vivere d'amore, liberi da ogni paura, abbandonati all'Amore è ciò che contribuisce a far risorgere la storia.
Che il Risorto ci doni di non smettere di sorprenderci! e di generare a nostra volta piccole sorprese accanto a noi.
Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute” (Gv 2, 15).
“Purificaci Signore da ogni mercato del cuore e dello spirito. Dacci un cuore gratuito e fa che non desideriamo mai che la fede ci serva come strumento per proteggerci dalla paura.
La nostra fede libera possa dire che il nostro Dio merita di essere adorato da tutti i popoli della terra. Perché lui è libertà e gratuità.”
"Ricordati che sei polvere..."
Anche con queste parole la liturgia ci invita a entrare nella Quaresima.
40 giorni per prepararci all'irrompere della NOVITA'.
40 giorni per ricordarci che siamo polvere e che in polvere ritorneremo.
Ogni tanto è necessario ricordarci anche del nostro essere polvere.
Sappiamo di esserlo, ma rischia di rimanere un convincimento astratto e teorico.
Lo sperimentiamo nella nostra fragilità, nella fatica; nella sproporzione che c'è tra noi e gli ideali grandi che ci attraggono; eppure abbiamo bisogno di assumerlo, di accoglierlo il nostroessere polvere. Di riconciliarci con le nostre debolezze, perchè Dio ci vuole bene così: piccoli, incerti, confusi.
Siamo polvere in cui Dio ha impresso la sua immagine; in cui Dio ha soffiato il suo Spirito.
Quaresima: 40 giorni per imparare a riconoscere nella nostra polvere l'impronta di Dio e per chiedergli di rianimarla, con quello Spirito che rinnova per sempre la faccia della terra.
E allora potremo vedere il capolavoro che Dio ha pensato di noi.
Anche Gesù è tentato. Come ciascuno di noi, conosce la lusinga di ciò che porta fuori strada, nel percorso per realizzare il nostro volto di creature di Dio. Anche in questo ha voluto essere simile a noi. Il Vangelo ci dice che l’uomo vive anche di pane, ma non di quello che viene da Satana, frutto di divisioni, di inganni, di ingiustizia. L’uomo vive di ogni parola che viene da Dio. Cioè del Figlio Gesù, Parola del Padre. Vive, se desidera diventare come Lui; se si immerge nel suo mistero. L’uomo vive di parole. La parola allarga gli orizzonti entro cui ci chiude il solo pensiero del pane. La parola è dialogo, è incontro; è comunicazione con l’altro. È cercare insieme la verità che dà stabilità e senso alla vita. La parola è pensiero che dà forma ai nostri desideri, ai nostri sogni, alla nostra stessa identità. La parola, condivisa, ha acceso speranza, ha compiuto rivoluzioni. La parola di Gesù, condivisa con i suoi, ha percorso tutta la terra ed ha cambiato la storia.
Parola, non chiacchiera, che è parola senza verità, fiato senza pensiero, pettegolezzo per perdere tempo. Serve solo a fare chiasso e a stordire. Forse oggi abbiamo bisogno di parole. Vive.
Oggi il Vangelo ci insegna il segreto per far emergere dalla nostra vita il vero volto di ciascuno. Gesù non ci insegna nè un metodo astruso nè tecniche strane. Ci dice semplicemente di stare con lui, di andargli dietro: a quello che lui dice, a quello che fa, dove lui va.
Andargli dietro è mettersi alla sua scuola, ma soprattutto avere la sua compagnia.
Lui ci condurrà fino in fondo alla strada dell'amore, dove apparirà il nostro vero volto: quello che ha impresso il volto di Dio.